Ci sono film horror che hanno fatto la storia del genere. Film che, per alcuni di noi da piccolini, sono stati fondamentali per creare un personale mondo immaginifico e anche strapparci da quelli che potevano essere i disagi della realtà.
Grazie a quei film, poi alcuni di noi, sono diventati voraci lettori di romanzi e racconti horror, mentre altri addirittura li hanno pure scritti.
Acheron Books celebra questi grandi film con le raccolte di racconti Notte Horror. C’è Notte Horror 80, pubblicato nel 2023, mentre lo scorso 2025 ci ha regalato Notte Horror 90, a cura del famigerato Christian Sartirana.
La paura fa 90!
Ho adorato l’attenzione con cui gli autori hanno densificato l’ambientazione anni ’90 senza spiegarla, ma mostrandocela attraverso i videogiochi, il modo di vestire, impreziosendo gli spazi con musiche dell’epoca e programmi tv ormai dimenticati.
Importantissimo è quello che sicuramente è stato un gigantesco lavoro di editing sulle singole storie per far brillare tra le pagine lo smalto e le vibrazioni di quel determinato film e, allo stesso tempo, non perdere l’unicità e l’idea del racconto di ogni autore.
Quindici storie firmate da maestri del genere come Sartirana stesso, Paolo Prevedoni, Andrea Cavaletto, Michela Mosca, Francesco Corigliano, Simone Corà, Germano Hell Greco. Altri autori superbi e interessanti che spaziano tra la scrittura di fumetti e libri per ragazzi come Fabiana Barletta, Daniele Daccò e Stefano Palumbo; ma anche Giulia Reverberi, Demis Zampelli, Stefania Toniolo, Stefano Cucinotta e Marco Crescizz. Ogni racconto mi ha colpita per un particolare legato al film cui si ispira. Non si limitano, infatti, a riprendere il film, me ne traggono ispirazione dal tema, dalle atmosfere e dal carattere dei personaggi.
Partono dal concetto di orrore di quel film per dar vita ad un’altra storia.
Per esempio, Puntata pilota di Michela Mosca, ispirato al film the Blair Witch Project, (che io amo!) estrae dal film il senso di angoscia claustrofobica, il buio senza via d’uscita di un sentiero a vuoto. Racconta la storia di Erica, Marco e Fabio giunti nel Veneto meridionale per raccogliere interviste alla gente del posto per il programma televisivo “Scomparsi”. Lì, infatti, sono scomparsi due adolescenti e scoprono che l’ultimo luogo in cui si sono recati, è stato un manicomio da cui si dice che non si possa più uscire una volta entrati. I rumori, le risatine nel buio delle stanze e dei corridoi, ti trascinano in una dimensione di ansia e morsi allo stomaco.
Altri racconti giocano tra la realtà e l’assurdo senza perdere di vista temi profondamente umani come il senso di colpa, il desiderio di essere padroni della propria vita, anelare al successo o alla devozione da parte di un gruppo.
Comincia per emme, di Stefano Cucinotta, ispirato al film di Clive Barker Cabal, mi è piaciuto moltissimo per la sua atmosfera. Comincia tutto al limitare di un bosco quando tre amici stanno tornando a casa da scuola e, lungo la strada, si imbattono in una strana creaturina a metà tra un animale e una specie di bambino appena nato. Da qui il protagonista della storia, scoprirà l’esistenza di un mondo altro, un mondo che gli porrà la domanda: chi sono i veri mostri?
Dita lunghe, di Germano Hell Greco, è uno dei miei preferiti della raccolta. Ispirato al film Classe 1999, racconta la storia di Tommaso il quale, in una realtà in cui gli insegnanti vengono uccisi dagli studenti e la delinquenza giovanile dilaga, accanna la scuola e finisce tra le dita lunghe di un’insegnante un pò strana. Un robot che metterà Tommaso di fronte al suo fatal flaw trascinandolo in una spirale di violenza.
Lo schifo, di Andrea Cavaletto, ispirato al film sci-fi horror Punto di non ritorno, è un piccolo capolavoro. Due vigili del fuoco e una poliziotta entrano, a seguito di segnalazione, nella casa di un’accumulatrice seriale sormontata di ogni genere di immondizia, oggetti di vario tipo, escrementi e una puzza da fa piangere. Uno schifo appunto. In una narrazione tutta giocata sui sensi che ci costruiscono sulla pelle un senso di disgusto crescente, si apre un buco nero di orrore perché mano a mano che i tre protagonisti si inoltrano nell’inferno di schifo della casa, sono costretti da qualcuno…o qualcosa… a fare i conti con quello che è il loro personale schifo interiore, a giungere sulla soglia del loro punto di non ritorno.
Il Signore dei muri, di Christian Sartirana è ispirato ad uno dei film più inquietanti che esistano, Candyman. L’autore ci porta nella Sicilia da lui vissuta, in cui gruppi di giovani writers si contendono il rispetto attraverso la loro arte. Peppe, consapevole e fiero del suo talento, è costretto a mettere in discussone il rapporto con i suoi amici più cari, per via di un nuovo e misterioso writer apparso in città che lascia la sua firma sugli stessi muri sui quali crea Peppe, Todd. Vuole solo sfidarlo oppure ha dell’altro in serbo per il ragazzo? Personalmente ho un debole per l’uso del dialetto nella narrazione, e in questa storia è un legaccio efficacissimo che usa l’autore per portarci dentro quel mondo. Sartirana, autore di cui abbiamo parlato spesso su In Fabula, ha questo talento pungente nell’elevare i personaggi di strada, con il loro slang e la violenza verbale, a veri e propri topoi letterari dell’orrore italiano.
Scream, Brainscan, L’armata delle tenebre, Tremors, L’avvocato del diavolo, tutto questo e moltissimo altro è Notte Horror 90! Se amate i film cult del genere e soprattutto la buona scrittura, non potete perdervi questa raccolta.
…. però chiudetevi in casa e non rispondete al telefono!
