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Horror Rurale di Christian Sartirana

Nella vita, non si può avere sempre quello che ci piace, e una mente sveglia deve trarre insegnamento anche dalle cose terribili.

– da Nella pancia della scrofa

Christian Sartirana, classe 1983, è senza dubbio uno dei migliori autori horror attivi in Italia. Di origini piemontesi, ci regala una raccolta di quattro storie che ci conducono proprio nel mondo dell’orrore rurale piemontese fatto di leggende, mostri e una natura spietata che si fa allo stesso tempo spettatrice e custode di fatti terribili e abominevoli.

Sono, però, storie da ascoltare! Sì, avete capito bene, da ascoltare… magari non quando siete soli a casa, di notte, come ho fatto io 🙂 perchè la narrazione e il montaggio sonoro sono realizzati così bene e nel dettaglio, da farvi provare una sana e bella strizza!

Narrati da Librinpillole, voce perfetta per i toni gravi e perturbanti delle storie di Sartirana, sono realizzati da Vizi Editore, una realtà artistica molto giovane che si occupa di editoria digitale e quindi della produzione di Audiodrammi, Audiodocumentari, Audiolibri e Bookmovies di grande qualità tecnica.

Bookmovie

Le storie all’interno della raccolta Horror Rurale rientrano in un audiogenere perfetto per le narrazioni orrorifiche, il Bookmovie. Si tratta di una sorta di fusione tra audiolibro e dramma radiofonico. Un prodotto audio che offre una narrazione interpretata accompagnata da un disegno sonoro. Non parliamo, quindi, di semplici audioracconti, ma di storie recitate in cui le parole sono accompagnate da musiche originali e suoni di dettaglio.

Tutto questo, con delle storie horror come quelle di Sartirana, crea un’atmosfera altamente perturbante! Sembra davvero di essere al cinema, perchè anche se non si ha uno schermo davanti, le immagini ti esplodono in mente grazie al raffinato uso delle metafore da parte dello scrittore, che colorano la narrazione di pennellate macabre e anche grazie ai suoni ben posizionati per fare “impressione”!

Le storie

Quattro storie ambientate nelle campagne piemontesi in cui abitano mostri antichi che, semplicemente, fanno del male. Dico semplicemente, perchè il male vero di cui ci racconta l’autore è semplice, c’è e non ha bisogno di motivazioni, di come e perchè. Esiste e agisce.

Nella pancia della scrofa

Livio, il protagonista di Nella pancia della scrofa, è un vecchio cercatore di tartufi che a un certo punto della sua vita, sente il bisogno di raccontare un segreto. Un segreto che custodisce fatti assurdi e terribili del cui peso vuole alleggerirsi l’animo, così racconta a suo nipote Luca la storia di Teresio Durando e della sua scrofa Castagna. Siamo sulle colline del Monferrato, dove aleggia una macabra leggenda sulla tartufaia di Teresio, un luogo fatto di:

…tigli alti come palazzi con le radici che spuntavano dal terreno come braccia deformi…

ma con una terra argillosa perfetta per la riproduzione dei tartufi, di cui infatti nè è ricca. Nessuno, tuttavia, va a tartufi in quel posto. Si dice che ci viva il fantasma di Castagna, la scrofa cerca tartufi di Teresio che morì divorato vivo dal suo stesso animale. Tanti anni prima, Fulvio Mossi, un avido proveniente dalla città, convinse Livio ad andare in quel posto, vedendo nei tartufi un facile e rapido guadagno. “La natura ti ricorda chi sei” dice Livio, avendo imparato in passato che inseguire l’avidità può soltanto spianare la strada all’orrore, perchè i luoghi trattengono sempre tracce di fatti avvenuti. Qualcosa, rimane sempre…

Il nido della masca

Le masche sono le streghe del folklore piemontese. Passeggiando per le campagne e i boschi, è possibile imbattersi in certi strani grovigli di piante rampicanti e alberi morti che possono assomigliare a capanne, o enormi gusci. Si dice che siano i nidi delle masche, streghe responsabili della sparizione di molti bambini.

Quella delle streghe che rapiscono i bambini, è una leggenda tipica di molti paesi dell’Europa settentrionale, ma anche di diverse regioni d’Italia, soprattutto del sud. Io sono lucana, e anche dalle mie parti si raccontano storie di donne mostruose che di notte rubavano i bambini per nutrirsene, ma la strega di questa storia è una delle più terrificanti in cui mi sia mai imbattuta!

Aldo, il protagonista, è in prigione poichè coinvolto in alcuni terribili crimini. Si dichiara strenuamente innocente raccontando un’esperienza traumatica vissuta da ragazzino, che è la chiave per comprendere chi sia il vero mostro dietro i fatti di cui è accusato (e di cui saremo informati solo alla fine della storia), ovvero una masca.

La narrazione ha un ritmo così incalzante da non permetterti di mettere in pausa! La masca, il suo corpo, di cosa e come è fatta, è del tutto originale e perturbante. Una sorta di lumaca gigante, con un guscio fatto di sterpaglie e rami secchi di luppolo, e un corpo strisciante che pulsa di cadaveri e carogne di ogni sorta di animali. Chi crederebbe all’esistenza di una tale assurdità? Ma Aldo l’ha vista, sta a noi credergli o no…

Nella vigna

Anche in questa storia la natura si fa mostro, incarnandosi in una pianta. Al centro della vicenda raccontata da Gino, c’è il vigneto della famiglia Masoero, un posto da cui tutti si tengono alla larga, perchè in mezzo ai filari accadono cose strane e inquietanti.

In fase di maturazione, i grappoli esplodono carichi di acini belli grossi, lucidi e succosi, attirando i passanti, ma basta toccarli per accorgersi di qualcosa di strano. Al tatto, infatti, Gino li sente caldi come se bruciassero dentro. Prova a staccarne uno, ma quello invece di venire via, prende a sgorgare un siero denso e giallo come pus accompagnato da un fetore di gallina morta.

Si dice che la famiglia Masoero, negli anni, abbia fatto degli esperimenti sul vigneto, che abbia creato incroci oscuri al di là di tutte le leggi naturali. Ad essere ancora più oscuro, è il suo ultimo proprietario, il vecchio Violante che vive ai limiti della bestialità in una casolare in rovina. Quelle che la gente crede siano semplici superstizioni, nell’esperienza raccontata da Gino, assumono i caratteri di una verità assurda e terribile.

Il mostro

I mostri non rientrano in una categoria definita di entità. Mostro può essere qualsiasi cosa, da un elemento naturale, a un personaggio fantastico, a un oggetto magari. Perchè non un trattore?

Nell’immaginario comune, la campagna è un luogo ameno. Un luogo di pace e riposo dove andare in vacanza per staccare dai ritmi cittadini. Ma chi ci vive in campagna, chi c’è nato, sa bene che è proprio nei luoghi più tranquilli e silenziosi, che può annidarsi il male.

Incubo e realtà si fondono in questa storia in cui il mostro è incarnato da un trattore, il Terra 666 ST. E’ Giulio a raccontarci la sua esperienza di terrore perchè sin da bambino, aveva sempre avuto paura di quel trattore. Dopo aver visto morire sua sorella schiacciata da una balla di fieno, il trauma lo perseguita con un senso di ansia perenne e il giorno in cui il gigantesco Terra arriva nella campagna di suo padre, un senso di morte lo addenta.

Non appena il cane di famiglia lo vede, comincia ad abbaiare e a ronzare intorno al Terra facendo per azzannarne le ruote, ma in un istante, il Terra lo schiaccia impedendo al padre di Giulio di poterlo controllare. Quel suono che emette, il rombo acuto del motore che sembra un gridare maligno, accompagna i movimenti a scatti del mostro come quelli di un animale impazzito e feroce, come se fosse controllato da qualcos’altro…

Links utili dove reperire Horror rurale:

Vizi Editore: https://www.vizieditore.it/shop/prodotto/horror-rurale/

Audible: https://www.audible.it/pd/Horror-Rurale-Audiolibri/B0BJQWCKY1?eac_link=RXdF1NEeGxk8&ref=web_search_eac_asin_1&eac_selected_type=asin&eac_selected=B0BJQWCKY1&qid=vjpGjOlBtL&eac_id=261-9960786-6385840_vjpGjOlBtL&sr=1-1

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